George Bernard Dantzig ed il pensiero positivo

Il 13 maggio 2005 moriva a Palo Alto George Bernard Dantzig, professore emerito di Ricerca , matematico e statistico statunitense. Sarà per sempre ricordato come l’autore dell’algoritmo del simplesso nel 1947, metodo numerico per la risoluzione dei problemi di programmazione lineare, che chiunque abbia studiato Ricerca Operativa all’università conosce bene (ed è stato definito come uno dei  migliori dieci algoritmi del secolo). Ma ciò che è più interessante nella vita di Dantzig è legato ad un curioso (e stupefacente) evento della sua vita, che ancora oggi viene citato come esempio di efficacia del pensiero positivo. Dantzig frequentava il primo anno di dottorato all’Università di Berkeley in California. Una mattina arrivò in ritardo alla lezione del Prof. Jerzy Neyman (uno dei grandi fondatori della statistica moderna). Il professore aveva appena riportato sulla lavagna un paio di problemi che Dantzig interpretò come esercizi da fare a casa. Li trovò un po’ complicati e ci mise qualche giorno a risolverli. Qualche giorno dopo, scusandosi con il Prof. Neyman per averci messo così tanto, consegnò le sue soluzioni. In realtà il professore il giorno in cui Dantzig arrivò in ritardo aveva appena riportato sulla lavagna quelli che erano esempi di satistica ancora irrisolti dalla comunità scientifica dell’epoca. Qualche settimana dopo il Prof. Neyman piuttosto eccitato fece visita a Dantzig per metterlo al corrente del fatto che aveva prodotto una rielaborazione di una delle soluzioni di Dantzig con il fine di pubblicarla su una rivista di matematica. Tra l’altro qualche anno dopo, Abraham Wald, al momento di pubblicare un suo articolo in cui enunciava una soluzione al secondo dei problemi affrontati da Dantzig come compito per casa, venne a conoscenza del fatto che esisteva una soluzione fornita tempo prima dal giovane dottorando, per cui decise di includerlo come coautore.

Quella del pensiero positivo è una scuola che sostiene che allineare la mente ad uno stato di positività, permette di superare degli schemi di pensiero vincolanti (negativi), dando così la possibilità all’individuo di crearne di nuovi che gli consentono di andare oltre dei limiti che spesso sono semplicemente autoimposti. Dovremmo essere grati a Dantzig anche per aver dimostrato ancora una volta che superare gli schemi è possibile e può portarci ovunque, può riuscire a portarci a fare qualsiasi cosa.

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